Il camerino di Venere è un ambiente di piccolissime dimensioni che immetteva attraverso una scala alla stufetta, bagno privato di Federico II, nel mezzanino. Il nome deriva dal tondo affrescato al centro della volta, raffigurante la Toeletta di Venere. La dea , tiene in mano uno specchio ed è in compagnia di Amore. Il tema iconografico è completato da amorini che porgono in volo alla dea oggetti da toeletta: piumino e pennello, fiala di profumo, salvietta, specchio, pettini, turbante. Le figure si inseriscono in modo grazioso in una più ampia decorazione a grottesca con rettangoli dai fondali ocra e rosso dalle vivaci cromie. Nelle fasce perimetrali dal fondo bianco la decorazione presenta spade, scudi, faretre che alludono alle virtù marziali del signore. La scomparsa della decorazione a stucco alla base della volta limita fortemente la lettura dell’affascinante ambiente, dipinto nel 1534 da Gerolamo da Pontremoli.
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Introduceva alla scala che porta alla stufetta (locale per il bagno) di Federico II.
Nel vivace ornato a grottesche compaiono oggetti da toeletta, sorretti da amorini in volo agli angoli della volta, che alludono all’uso privato di questi ambienti del palazzo.
Gli stucchi, di cui rimangono solo frammenti, sono di Andrea e Biagio Conti; le pitture di Luca da Faenza e
Gerolamo da Pontremoli (1534).
The staircase that led to Federico II’s stufetta (bathroom) started here.
The private use of these rooms is revealed by the lively grotesque decorations including articles from the toilette, held up by flying cherubs in the corners of the vaults.
The fragmentary stuccoes are by Andrea and Biagio Conti; the paintings by Luca da Faenza and Gerolamo da Pontremoli (1534). |
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