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Camera di Ovidio - Particolare parete est
Camera di Ovidio - Particolare cassettone
Camera di Ovidio - Particolare cassettone
Camera di Ovidio - Particolare cassettone

Restauri documentati

Settecento
Negli anni 1789-1790 l’Accademia di Belle Arti di Mantova progetta un restauro complessivo della camera: da tempo destinata «ad uso di villici» infatti, essa presenta lesioni ed è pesantemente offuscata dalla fuliggine, che ne rende quasi illeggibile la decorazione.

Ottocento
Giovanni Antolini, Regio Architetto e Ispettore dei Reali Palazzi di Mantova per conto del governo napoleonico dal 1806 al 1808, torna a segnalare la necessità di «tinteggiare i soffitti affumicati, e stabilire attorno le camere» (il riferimento è esteso all’adiacente Camera delle Imprese).

Novecento
Nel 1919 il «Restauratore e Pittore» Dante Berzuini, custode del palazzo, sperimenta la pulitura di quattro riquadri del fregio.
Solo nel 1983 la Ditta Coffani di Mantova restaura tutta la decorazione ad affresco e il soffitto della camera: l’intervento ridona leggibilità a scene e paesaggi e conferma che la fascia dipinta a imitazione di marmi antichi è originale e coeva al fregio soprastante. Nella stessa occasione, sulla parete nord, è svelata una porzione di intonaco affrescato databile al 1502 circa, appartenente alla preesistente fabbrica delle scuderie di Francesco II Gonzaga.
Due tasselli scuri – sull’intonaco al di sopra del paesaggio raffigurante Palazzo Te in costruzione (parete nord, secondo riquadro) e sul cassettone posto in corrispondenza del camino – testimoniano, tuttora, lo stato di conservazione della camera prima del restauro del 1983.

Restauro del 2007-2008

Relativo al soffitto ligneo ed effettuato da Augusto Morari.

Problematiche conservative

I cassettoni erano ricoperti da strati di fuliggine a causa dell’uso del camino e delle stufe nel corso del tempo; la doratura e la pellicola pittorica risultavano decoese e in molti punti sollevate; varie le sconnessure e fessurazioni del supporto ligneo.

Intervento

L’intervento ha preso le mosse dal consolidamento delle parti dorate con colla organica a caldo, applicata a pennello con interposta carta giapponese. La pulitura a impacco dei cassettoni ha consentito di rimuovere polveri e persistenti residui di nerofumo che ancora offuscavano la decorazione.
Le parti policrome sono state consolidate mediante soluzione di resina acrilica; tutti gli elementi lignei mancanti – ad esempio, parti di cornici e fuseruole – integrati e cromaticamente uniformati all’originale. Le lacune della decorazione dipinta sono state integrate a tempera e velate ad acquerello.

Per approfondimenti:
  • P. ARTONI, G. MAROCCHI, I recuperati ambienti di Palazzo Te in Mantova. Tracce per una storia dei restauri, in "Storia e cultura del restauro in Lombardia. Esiti di un biennio di lavoro in archivi storici", Associazione Giovanni Secco Suardo, Lurano, Il Prato editore, 2009, pp. 141-187.

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