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Camera delle Imprese - Particolare del fregio
Camera delle imprese - Pulitura del fregio
Camera delle Imprese - Particolare del cassettone

Restauri documentati

Settecento
Negli anni 1789-1790 l’Accademia di Belle Arti di Mantova progetta un restauro complessivo della camera: impropriamente riservata, come la Camera di Ovidio, «ad uso di villici» infatti, essa risulta pesantemente offuscata dalla fuliggine, che ne rende quasi illeggibile la decorazione. Si segnala, inoltre, la necessità di «dipingere a riquadrature le pareti».

Ottocento
Giovanni Antolini, Regio Architetto e Ispettore dei Reali Palazzi di Mantova per conto del governo napoleonico dal 1806 al 1808, torna a segnalare la necessità di «tinteggiare i soffitti affumicati, e stabilire attorno le camere» (il riferimento è esteso all’adiacente Camera di Ovidio).

Novecento
Nel 1925 il «Restauratore e Pittore» Dante Berzuini, custode del palazzo, segnala alle autorità competenti che la decorazione murale della camera è offuscata da «un denso strato di fumo e polvere», offrendosi di procedere a una pulitura sulla base dell’esperimento effettuato nel 1919 su alcuni riquadri della Camera di Ovidio.
Venticinque anni più tardi il pittore mantovano Carlo Zanfrognini restaura soffitto, fregio e pareti della stanza: tra le operazioni eseguite, particolare interesse assume il «riporto dei motivi di decorazione ai rappezzi [di intonaco] nuovi».
Nel 1983 la Ditta Coffani di Mantova interviene nuovamente sulla copertura lignea e sulla decorazione, attuando la rimozione di parti di restauri precedenti alteratesi.

Restauro del 2008

Relativo al soffitto ligneo ed effettuato da Augusto Morari.

Problematiche conservative

I cassettoni erano stati insistentemente puliti nel corso del tempo, al punto tale che la decorazione dipinta e l’oro sulle modanature risultavano ormai presenti in tracce. Numerose fessurazioni interessavano il supporto ligneo.

Intervento

L’intervento sul soffitto risulta sostanzialmente affine a quello realizzato nella vicina Camera di Ovidio: come in quel caso, ha preso le mosse dal consolidamento delle parti dorate con colla organica a caldo, applicata a pennello con interposta carta giapponese. La pulitura a impacco dei cassettoni ha consentito di rimuovere polveri e persistenti residui di nerofumo che ancora offuscavano la decorazione.
Le parti policrome sono state consolidate mediante soluzione di resina acrilica; le lacune della decorazione dipinta sono state integrate «a rigatino» con colori ad acquerello leggermente sottotono.

Per approfondimenti:
  • P. ARTONI, G. MAROCCHI, I recuperati ambienti di Palazzo Te in Mantova. Tracce per una storia dei restauri, in "Storia e cultura del restauro in Lombardia. Esiti di un biennio di lavoro in archivi storici", Associazione Giovanni Secco Suardo, Lurano, Il Prato editore, 2009, pp. 141-187.

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