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Camera del Sole e della Luna
Volta della Camera del Sole e della Luna

Materiali e tecniche esecutive

Affresco: Sopra lo strato di arriccio vi è un intonachino sottile (4-5 mm), steso in maniera veloce e irregolare. Si contano undici giornate, realizzate a partire dal cavallo di sinistra del Carro del Sole, proseguendo verso il lato opposto del dipinto.

Stucchi: Lo strato preparatorio è un impasto di calce aerea e di sabbia silicatica in prevalenza e carbonatica, mentre l’impasto superficiale è costituito da calce aerea, sabbia quarzoso-silicatica e, in alcuni casi, gesso.

Restauri documentati

Sette-Ottocento:
In origine vi era un trionfo di cromia, con superfici colorate (fondi di azzurrite, rilievi di bianco di San Giovanni e particelle di ocra gialla) in dialogo con l’oro della cornice dell’affresco, dorata a foglia su di una preparazione gialla. In seguito queste superfici sono state più volte ridipinte.

Novecento:
In vista della mostra giuliesca del 1989, si sono svolti i restauri (ditta Gianfranco Mingardi di Brescia) finalizzati al consolidamento della pellicola pittorica, all’asportazione delle efflorescenze saline e alla pulitura delle superfici dipinte.

Restauri del 2000

Preceduti dalle analisi chimico-stratigrafiche (a cura della Consulting Scientific Group “Palladio” di Vicenza), i restauri hanno interessato gli stucchi della volta, il dipinto realizzato ad affresco e i calchi in gesso alle pareti (Maria Chiara Ceriotti per il Consorzio Arkè e Alberto Fontanini per Marchetti & Fontanini).

Problematiche conservative

Affresco: Vi erano numerosi piccoli distacchi dell’intonachino e una grossa lacuna sotto la raffigurazione della Luna. Il cavallo alla destra della Luna era molto macchiato poiché la perdita irregolare della velatura grigia lasciava trasparire il bruno di fondo. Molte problematiche erano relative ai restauri precedenti, come le abrasioni dovute a una forte pulitura meccanica (con la perdita di finiture a secco), un tassello di pulitura eccessivamente forte, e delle ridipinture realizzate con legante oleoso sulla raggiera nella parte rosa e intorno al volto del Sole, sul panneggio e sul cielo. Gli incarnati erano ingialliti e macchiati, probabilmente per la stesura di un fissativo, a cui si è nel tempo aggiunto uno strato uniforme di polvere grassa.

Stucchi: Gli stucchi erano lacunosi nelle superfici e imbruniti mentre il colore dei fondi era stato raschiato, lavato vigorosamente e poi scialbato a calce. C’erano inoltre dei resti di una ridipintura moderna a base di bianco di titanio e si era persa la doratura del cornicione che riquadra l’affresco, forse abrasa meccanicamente e successivamente ridipinta in giallo ocra.

Intervento

Affresco: Si è provveduto alla spolveratura, al consolidamento e alla pulitura chimica della superficie mentre le ridipinture sono state alleggerite.

Stucchi: Dopo la spolveratura della superficie e il consolidamento di tutti i distacchi tra gli strati preparatori; sono state rimosse le vecchie stuccature in gesso. Alla pulitura meccanica e chimica e alla stuccatura delle lacune, è seguita la velatura dei fondi delle losanghe ad acquerello in azzurro e dei rilievi in stucco con un leggero scialbo di calce e terre ventilate: si sono, così, restituiti i valori cromatici originari della decorazione.

Per approfondimenti:
  • P. ARTONI, G. MAROCCHI, I recuperati ambienti di Palazzo Te in Mantova. Tracce per una storia dei restauri, in "Storia e cultura del restauro in Lombardia. Esiti di un biennio di lavoro in archivi storici", Associazione Giovanni Secco Suardo, Lurano, Il Prato editore, 2009, pp. 141-187.

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