Contenuto principale

Messaggio di avviso

Questo sito usa i cookie di terze parti per migliorare i servizi e analizzare il traffico. Per maggiori informazioni visita la pagina sull'utilizzo dei cookies in questo sito. Navigando nel sito accetti l'uso dei cookie. We use cookies to ensure that we give you the best experience on our website. Read our Privacy for more information or close this message and accept terms of use.

plessiMantova Palazzo Te 15 giugno- 15 settembre 2013
Modernità di Giulio Romano e classicità di Fabrizio Plessi

Presentazione di Marco Tonelli, Assessore alle Politiche Culturali e Promozione Turistica.

Nel panorama dell’arte contemporanea, misurarsi con architetture e cicli pittorici del passato, soprattutto se simboli di un’epoca grandiosa e inarrivabile, può apparire un’impresa folle o forse addirittura un atto di tracotanza e superbia. Spesso ci si dimentica però che la grande arte e l’arte in genere nasce proprio dal confronto, e più in particolare da quel senso di emulazione che i moderni di ogni epoca (a partire dagli antichi romani) hanno sempre provato verso i maestri del passato. Non nasce grande arte se non dal senso della perdita, della competizione e, perché no, della superbia. Se James Joyce non avesse voluto rifare ex novo con il suo moderno Ulysses l’antica Odissea di Omero, se Francis Bacon non avesse provato a uccidere idealmente Velázquez nella serie di opere ispirate al ritratto del papa Innocenzo X o se, tra gli altri, Miles Davis non avesse riproposto a suo modo il concerto di Aranjuez di Joaquin Rodrigo, non avremmo avuto progresso e storia dell’arte né quegli immensi capolavori del XX secolo appena citati. La Sala dei Giganti è un confine architettonico e pittorico con cui ogni artista moderno e contemporaneo avrebbe potuto misurarsi. Fabrizio Plessi è stato il primo ad averlo fatto e ad aver avuto il coraggio (o la superbia), accettando l’invito a entrare direttamente in questa arena delle meraviglie, di immergere una sua videoinstallazione, appositamente realizzata, al di sotto della volta, dentro la stanza, al centro delle pareti ideate e progettate da Giulio Romano. Plessi non è nuovo a imprese del genere, di per sé forse non propriamente folli ma di certo visionarie. Lo ha fatto nel 2001 quando ha realizzato la straordinaria scena elettronica di Waterfire in piazza San Marco a Venezia o, per stare ai casi più recenti del 2012, quando ha installato nove torri monolitiche e digitali nella Valle dei Templi di Agrigento dal titolo Monumenta o poggiato decine di vecchie barche dismesse sul pavimento dell’architettura gotica della Llotja di Palma Maiorca, nell’opera intitolata Llaüt Light. Eppure un confronto così rischioso, difficile, al limite del lecito, ma allo stesso tempo così elettrizzante e innovativo come questo di Palazzo Te, neanche Plessi era ancora riuscito a immaginarlo. Parlano per lui i numerosi progetti, meglio dire visioni, che seguono (collocati nell’ala napoleonica) questa installazione, ordinati in tavoli di metallo destinati, nella sala dei Giganti, a cadere capovolgendosi. Progetti che tradiscono già un vero e proprio surriscaldamento emotivo, quasi a segnare sul foglio quello sciame di sensazioni che Plessi ha avuto entrando a Palazzo Te non da visitatore ma da sfidante che avrebbe dovuto scegliere il luogo in cui affrontare Giulio Romano. E Plessi ha scelto proprio la tana di Giulio, il cuore dell’opera dell’allievo prediletto di Raffaello: la Sala dei Giganti appunto.

Mostra Plessi: Presentazione Marco Tonelli